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quarta-feira, 26 março, 2025
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Papa Francesco fa la prima apparizione dopo una grave polmonite e 2 mesi di riposo

Papa Francisco

A 88 anni, Papa Francesco ha lasciato l’Ospedale Gemelli di Roma domenica 23 marzo, dopo un ricovero di 38 giorni per curare una polmonite bilaterale che lo aveva portato in condizioni critiche. Prima di rientrare in Vaticano, ha fatto la sua prima apparizione pubblica dal balcone del decimo piano dell’ospedale, salutando con la mano centinaia di fedeli riuniti in un gesto di gratitudine e speranza. L’uscita ha segnato la fine di un periodo difficile, il più lungo del suo pontificato di 12 anni, iniziato nel 2013. Nonostante il miglioramento, i medici hanno prescritto almeno due mesi di riposo, con fisioterapia respiratoria e restrizioni su attività intense, come incontri con grandi gruppi. Il calvario, iniziato con una bronchite il 14 febbraio, si è trasformato in un’infezione complessa che coinvolgeva batteri, virus e funghi, richiedendo cure intensive e suscitando preoccupazione globale per la sua salute.

Francesco è arrivato in ospedale a metà febbraio con difficoltà a parlare e respirare, sintomi che hanno presto rivelato la gravità del suo stato. La polmonite in entrambi i polmoni, diagnosticata dopo una tomografia, è stata un duro colpo per il leader cattolico, che in gioventù aveva subito l’asportazione di parte di un polmone a causa di una pleurite. Durante il ricovero, ha affrontato crisi respiratorie, una lieve insufficienza renale e un episodio grave di tosse che ha richiesto ventilazione meccanica non invasiva. Tuttavia, il suo recupero è stato graduale, con miglioramenti costanti nelle ultime settimane, permettendogli di tornare in Vaticano in condizioni stabili ma ancora fragili.

Il ritorno del Papa a casa è stato accolto con sollievo dai fedeli e dai funzionari della Chiesa. Domenica mattina, ha offerto una breve benedizione pubblica, notando una donna con fiori gialli tra la folla. “Grazie a tutti”, ha detto a bassa voce, visibilmente commosso, prima di rientrare in ospedale per i preparativi finali della dimissione. I quasi 40 giorni al Gemelli, il secondo periodo di ricovero più lungo di un papa nella storia recente, hanno riacceso dibattiti sulla resilienza di Francesco e sulle sfide di guidare la Chiesa cattolica in età avanzata.

  • Data di ricovero: 14 febbraio.
  • Diagnosi: polmonite bilaterale.
  • Durata del ricovero: 38 giorni.
  • Piano post-dimissione: due mesi di riposo.

Una battaglia respiratoria che ha messo alla prova i limiti

Il ricovero di Francesco è iniziato in modo inaspettato. Il 14 febbraio è stato portato al Gemelli dopo aver mostrato sintomi di bronchite severa, tra cui difficoltà a parlare e respirare. Inizialmente, il Vaticano ha descritto la situazione come un’infezione respiratoria, ma esami successivi hanno rivelato una polmonite doppia, una condizione che colpisce entrambi i polmoni. La gravità del caso ha richiesto un intervento medico immediato, con ossigeno supplementare e, nei momenti critici, ventilazione meccanica per supportare la respirazione.

Per le prime tre settimane, le condizioni del Papa sono state altalenanti. Crisi respiratorie frequenti e un episodio di lieve insufficienza renale hanno tenuto il team medico in allerta. Il dottor Sergio Alfieri, capo del dipartimento medico-chirurgico del Gemelli, ha coordinato gli sforzi per stabilizzare il pontefice, che ha anche affrontato un’infezione polimicrobica – una rara combinazione di batteri, virus e funghi. I miglioramenti sono arrivati all’inizio di marzo, quando i medici hanno sospeso la ventilazione meccanica e ridotto la dipendenza dall’ossigeno, indicando che i polmoni di Francesco stavano riprendendo a funzionare autonomamente.

La storia clinica del Papa ha aggiunto complessità al trattamento. A 21 anni, ha subito un intervento chirurgico per rimuovere parte del polmone destro a causa di una pleurite, rendendolo più vulnerabile alle infezioni respiratorie. Questo, unito all’età avanzata, ha reso la polmonite un nemico particolarmente pericoloso. Eppure, il suo recupero è stato descritto come straordinario, con piccoli progressi quotidiani culminati nella dimissione di domenica, un traguardo che pochi si aspettavano così presto date le complicazioni iniziali.

Il ruolo del Gemelli nel recupero del Papa

Situato a Roma, l’Ospedale Gemelli ha una lunga storia con i papi, tanto da essere soprannominato “terzo Vaticano” per il suo frequente legame con la salute papale. È lì che Francesco ha trascorso i 38 giorni più difficili del suo pontificato, ricevendo cure intensive in una suite speciale al decimo piano, riservata ai pontefici. La struttura include una cappella privata, dove ha celebrato messe anche durante il ricovero, mantenendo la sua routine spirituale nel mezzo del trattamento.

Guidata da Sergio Alfieri, l’équipe medica ha adottato un approccio sfaccettato per combattere la polmonite bilaterale. Antibiotici, corticosteroidi e fisioterapia respiratoria sono stati combinati per trattare l’infezione e rafforzare i polmoni indeboliti. Nei primi giorni, l’uso di una maschera di ventilazione è stato cruciale per evitare un peggioramento, mentre controlli regolari monitoravano i livelli di infiammazione e la risposta del corpo. Dalla terza settimana, i segni di recupero sono diventati evidenti, con il Papa in grado di alzarsi dal letto e svolgere attività leggere come pregare e rivedere documenti.

La dimissione, confermata sabato 22 marzo, è arrivata con linee guida rigorose. Francesco avrà bisogno di due mesi di riposo in Vaticano, evitando sforzi fisici e contatti frequenti con grandi gruppi per prevenire nuove infezioni. La fisioterapia respiratoria rimarrà parte della sua routine, aiutando a recuperare la capacità polmonare compromessa dalla malattia. Ancora una volta, il Gemelli si è dimostrato un rifugio cruciale per il Papa, che vi era stato ricoverato nel 2021 per un intervento al colon e nel 2023 per problemi respiratori minori.

Cronologia del ricovero: i 38 giorni che hanno segnato il pontificato

Il percorso di Francesco in ospedale è stato una prova di resistenza:

  • 14 febbraio: ricoverato con diagnosi iniziale di bronchite severa.
  • Fine febbraio: la tomografia conferma polmonite in entrambi i polmoni; stato critico segnalato.
  • Inizio marzo: sospensione della ventilazione meccanica e miglioramento graduale.
  • 16 marzo: prima foto del Papa in ospedale diffusa, mentre celebra messa nella cappella.
  • 23 marzo: dimesso dopo 38 giorni, con benedizione pubblica dal balcone.

Questo periodo ha rappresentato la sua assenza più lunga dai doveri pubblici da quando ha assunto il pontificato.

Polmonite bilaterale: cosa c’è dietro la diagnosi

La polmonite bilaterale è un’infezione che compromette entrambi i polmoni, rendendo la respirazione più difficile e aumentando il rischio di complicazioni, specialmente negli anziani. Per Francesco, la malattia è emersa dopo una bronchite che si è evoluta in un quadro polimicrobico, coinvolgendo molteplici agenti infettivi. Più rara e pericolosa della polmonite unilaterale, ha tassi di mortalità che possono raggiungere il 30% nei pazienti sopra gli 80 anni, secondo statistiche globali.

I sintomi iniziali di Francesco – difficoltà a parlare e respirare – sono tipici della bronchite, ma la rapida progressione verso la polmonite suggerisce un’infezione secondaria aggressiva. Febbre, tosse persistente e stanchezza sono segnali comuni, ma il Papa ha anche affrontato crisi respiratorie che hanno richiesto interventi urgenti. Una combinazione di antibiotici e ossigenoterapia è stata fondamentale per fermare l’avanzata della malattia, mentre la fisioterapia ha aiutato a prevenire danni permanenti ai polmoni.

La vulnerabilità di Francesco a questo tipo di infezione non è sorprendente. Oltre all’intervento polmonare in gioventù, ha avuto problemi respiratori ricorrenti negli ultimi anni, incluso un ricovero nel 2023 per bronchite. La polmonite bilaterale, tuttavia, è stata una sfida senza precedenti nella sua traiettoria, evidenziando la fragilità della sua salute in un momento in cui la Chiesa affronta questioni globali come riforme interne e conflitti internazionali.

Reazione dei fedeli: sostegno e preoccupazione per il Papa

La notizia del ricovero di Francesco ha mobilitato milioni di cattolici in tutto il mondo. A Roma, decine di bambini e giovani si sono radunati sotto le finestre del Gemelli a metà marzo, portando palloncini nei colori del Vaticano – giallo e bianco – e cartelli di incoraggiamento. “Ciao Papa Cesco, ti amo tanto”, recitava uno, scritto da un ragazzo del gruppo scout “castorini”. Il gesto ha commosso il pontefice, che ha ringraziato per le preghiere in messaggi scritti.

Sui social media, l’hashtag #ForzaPapa ha guadagnato slancio, con i fedeli che condividevano auguri di guarigione e ricordi dei suoi 12 anni di pontificato. Assente dalle benedizioni domenicali dell’Angelus per cinque settimane, Francesco ha inviato messaggi registrati e scritti, chiedendo pace in regioni come Ucraina, Palestina e Sudan. La sua prima apparizione pubblica dopo la dimissione, dal balcone dell’ospedale, è stata trasmessa in diretta a Piazza San Pietro, dove folle hanno guardato sui maxischermi, visibilmente commosse.

Il sostegno non è arrivato solo dai fedeli. Leader religiosi e politici, come la premier italiana Giorgia Meloni, che lo ha visitato in ospedale, hanno espresso sollievo per il suo recupero. La presenza costante di Francesco, anche in uno stato indebolito, ha rafforzato la sua immagine di leader resiliente, capace di ispirare speranza in mezzo alle avversità.

Una storia clinica impegnativa

Francesco non è estraneo a gravi problemi medici. Nato Jorge Mario Bergoglio nel 1936 in Argentina, ha affrontato la pleurite a 21 anni, un’infezione che ha portato alla rimozione di parte del polmone destro. L’intervento, eseguito in un’epoca di medicina meno avanzata, ha lasciato strascichi che lo accompagnano ancora oggi, rendendolo più suscettibile alle malattie respiratorie. Nel 2021, ha subito un intervento al colon per trattare una stenosi diverticolare, trascorrendo 10 giorni al Gemelli.

Negli ultimi anni, infezioni respiratorie minori hanno periodicamente interrotto la sua agenda. Nel 2023, una bronchite lo ha portato in ospedale per alcuni giorni, ma il quadro attuale è stato incomparabilmente più grave. La polmonite bilaterale ha messo alla prova i limiti della sua resistenza fisica, ma ha anche evidenziato la sua determinazione a continuare a guidare la Chiesa, anche in condizioni avverse. Durante il ricovero, ha approvato riforme ecclesiastiche e tenuto incontri sporadici con collaboratori, dimostrando che la sua mente rimane lucida nonostante i limiti del corpo.

L’età avanzata e il passato medico sollevano interrogativi sul futuro del papato. Francesco ha accennato in interviste che considera le dimissioni una possibilità, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, che ha lasciato l’incarico nel 2013. Per ora, però, il suo recupero suggerisce che intende andare avanti, anche con una salute compromessa.

Impatto sull’agenda papale: cosa cambia dopo la dimissione

Uscire dall’ospedale non significa un ritorno immediato alla normalità. Il periodo di riposo di due mesi prescritto dai medici implica una pausa negli eventi pubblici e nei viaggi internazionali. Il Giubileo del 2025, uno dei maggiori eventi del calendario cattolico, è all’orizzonte, e la salute di Francesco sarà cruciale per la sua realizzazione. Prima del ricovero, erano previsti viaggi in paesi come Timor Est e Papua Nuova Guinea, ora rinviati a tempo indeterminato.

In Vaticano, il Papa riprenderà l’Angelus e le udienze private a un ritmo ridotto, evitando folle numerose per proteggere i polmoni ancora in fase di recupero. La fisioterapia respiratoria, che include esercizi per potenziare la capacità polmonare, sarà una priorità nei prossimi mesi. Nel frattempo, cardinali e collaboratori assumeranno parte delle responsabilità amministrative, garantendo il funzionamento della Chiesa durante questa fase di transizione.

L’assenza prolungata di Francesco ha già avuto ripercussioni. Durante le cinque settimane in ospedale, ha saltato le tradizionali celebrazioni della Quaresima e l’anniversario del suo pontificato il 13 marzo. Il suo ritorno in Vaticano, anche se limitato, è visto come un segnale di stabilità per i 1,3 miliardi di cattolici che seguono i suoi passi.

Polmonite nel mondo: un problema di salute pubblica

La polmonite rimane una delle principali cause di morte tra gli anziani a livello globale. Si stima che ogni anno circa 2,5 milioni di persone muoiano a causa della malattia, con i tassi più alti tra gli over 65 e i bambini piccoli. Nel caso della polmonite bilaterale, la letalità è ancora maggiore a causa del coinvolgimento di entrambi i polmoni, riducendo drasticamente l’ossigenazione del sangue.

Fattori come infezioni virali, esposizione all’inquinamento e sistemi immunitari indeboliti aumentano il rischio. Negli anziani come Francesco, condizioni preesistenti – come la perdita parziale di un polmone – aggravano il prognostico. Il suo recupero evidenzia i progressi della medicina moderna, ma serve anche da promemoria sull’importanza della prevenzione, come i vaccini contro pneumococco e influenza, raccomandati per i gruppi vulnerabili.

In Brasile, la malattia registra circa 600.000 casi all’anno, con un’alta incidenza nelle regioni a clima freddo e durante l’inverno. La storia di Francesco risuona come un monito sulla necessità di cure respiratorie, specialmente in una popolazione che invecchia rapidamente.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Con la dimissione, Francesco inizia una nuova fase di recupero in Vaticano. I due mesi di riposo saranno caratterizzati da un programma leggero, incentrato su fisioterapia e attività spirituali. Continuerà a celebrare messe private e a supervisionare decisioni importanti, ma con un’intensità ridotta. Il team medico del Vaticano, in collaborazione con esperti del Gemelli, monitorerà da vicino i suoi progressi, adattando il trattamento secondo necessità.

L’aspettativa è che, al termine di questo periodo, Francesco riprenda gradualmente le sue funzioni complete, anche se i medici avvertono che non recupererà mai del tutto la capacità polmonare di prima della polmonite. Per i fedeli, l’attenzione è sulla sua presenza, anche se limitata, come simbolo di continuità in un momento di incertezze globali.

  • Misure post-dimissione:
    • Due mesi di riposo in Vaticano.
    • Fisioterapia respiratoria quotidiana.
    • Limitazioni agli incontri con grandi gruppi.

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